Gli Epagneuls Nani Continentali

Nel variegato panorama dei cani appartenenti al 9° Gruppo (secondo la classificazione della F.C.I. )  si distinguono per grazia, eleganza e vivacità gli Epagneuls Nani Continentali.

Questa razza esiste in due varietà caratterizzate dal portamento delle orecchie: il Phalène a orecchie pendenti ed il Papillon ad orecchie erette.

L’appartenenza della razza è Franco-Belga e più precisamente le Fiandre sono le vera patria degli Epagneuls.
Come le Fiandre sono state al centro della storia d’Europa così gli Epagneuls Nani ne hanno accompagnato i più importanti protagonisti per cinque secoli.
Possiamo infatti studiare e seguire la razza attraverso i ritratti della grande nobiltà e della grande borghesia Europea immortalata dai più
grandi maestri insieme a quelli che erano i loro favoriti: i piccoli epagneuls.

Troppi sarebbero gli aneddoti e le notizie tramandateci dagli storici, ci limiteremo a qualcuno tra i più curiosi e significativi chè occuperemmo troppo spazio.

Ci piace ricordare, ad esempio, che Enrico III di Francia presiedeva i Consigli Reali con un cesto ornato di nastri appeso al collo  contenente i suoi amati Epagneuls. Le cronache dell'epoca riportano che si recò a Lione, per acquistarne un a discreta quantità e spendendo 100.000 corone. La preferita era una cagna di nome Liline che aveva il privilegio di condividere il letto reale. Dunque questa canina era con Enrico, quando, nel Palazzo di Saint Cloud, un monaco di nome Clement chiese un'udienza al Re. Ella dimostrò un tale orrore per quel monaco da dover essere relegata in anticamera. Il monaco allorché si trovò a tu per tu col Re lo pugnalò al petto mortalmente. Liline ed i suoi compagni Papillon fecero un gran baccano dando l'allarme: il monaco fu catturato. Troppo tardi "Se solo avessi dato retta a Liline!" avrebbe detto Enrico prima di spirare.

Il Re Sole ne fu un grande estimatore, erano i suoi Chien de Chambre e il cuoco di corte provvedeva ai biscotti per loro. I pittori di corte Mignard, Largillière e Desportes ci tramandano dipinti e studi nei quali si vedono piccoli cani bicolori con meravigliose lunghe orecchie e code ripiegate sul dorso. Ebbero anche grande diffusione in Italia e Spagna dove furono immortalati da maestri come Veronese, Tiziano, Velasquez.

E’ stato calcolato che l’Epagneul Nano Continentale è raffigurato in 865 esemplari riprodotti da 350 pittori, dai più celebri agli anonimi, in circa 900 riproduzioni fra dipinti, sculture, porcellane e gioielli, distribuiti in più di 70 Musei ripartiti in 18 diversi paesi.
Ma il destino dell’Epagneul sembra curiosamente legato alla Monarchia: infatti la fine del Secolo XIX vede il declino di questa meravigliosa razza.
Ma infine, com’erano questi Epagneuls? Non molto dissimili da quelli attuali, i più apprezzati erano i bicolore a fondo bianco con macchie che andavano dall’arancio all’acajou passando per il rosso ma ve n’erano anche di bianchi e neri, e tricolori.

Nel secolo XVII sono rappresentati dei soggetti detti Pyrames completamente neri (zaìno), e dei soggetti nero-focati detti Grédins; esemplari a mantello monocolore acajou figurano ancora nelle riproduzioni fotografiche, alla fine dell’Ottocento. Tutte queste varietà di colore, tuttavia, scomparvero nel corso del XIX e agli inizi del XX Secolo. In tutti, salvo rari casi, è sempre presente la maschera nettamente divisa da una lista bianca che, partendo dal muso, risale restringendosi all’altezza del canto interno degli occhi per poi allargarsi verso il cranio a disegnare il corpo di un lepidottero.Fin qui i Phalène che, giova dirlo, costituiscono la varietà più antica ed oggi rara. Ma quando e come irrompono sulla scena i Papillon? Ma compaiono davvero dal nulla oppure c'erano già ma magari piacevano meno? Vi proponiamo alcune riproduzioni di antichi dipinti nei quali fanno bella mostra dei Papillon: giudicate voi....Noi abbiamo sempre avuto l'impressione che ci sia una differenza tra Phalène e Papillon anche se lo Standard non ne accenna affatto, naturalmente a parte il portamento delle orecchie..

C'è in un vero Phalène un certo non so che, una dolcezza ed un'eleganza aristocratica, un aria pensosa quasi remota, un mondo di tenerezza in quegli occhi neri, seri e affettuosi allo stesso tempo. Un Phalène non si muove come un papillon così come una dama con un vestito del "600 non si muoverebbe alla stessa maniera di una gran dama del "900. Crediamo che questo retaggio aristocratico sia stato la causa della predilezione della nobiltà per i Phalène: tutto sommato il Papillon è "pétillante"ma il Phalène.. Ehh.....il Phalène.........Viene da riflettere se la Rivoluzione Francese non abbia condannato il Phalène così come fece con i Re.

Verso la fine dell’ 800 già Van der Snickt descrive le due varietà, il Conte Henry de Bylandt nel suo prezioso libro Races de Chiens (Bruxelles, 1897), dedica loro un capitolo, riportando anche alcune fotografie, sotto la denominazione di Chien d’ écureuil a causa della coda ben guarnita di frange e portata alta sul dorso a ricordare quella dello scoiattolo: evidentemente, in quel tempo, non veniva attribuita così tanta importanza al portamento delle orecchie in quanto caratteristica di tipo, quanto alla forma ed al portamento di coda. Le due varietà sono ancora raggruppate sotto il nome di Epagneuls Papillons, ciò era dovuto al fatto che in corsa le lunghe orecchie frangiate ricordavano il movimento delle ali di una farfalla senza distinzione tra lepidotteri diurni e notturni.

Ecomunque certo che il Papillon irrompe sulla scena bruscamente e contemporaneamente in Francia e Paesi Bassi.
Molte ipotesi sono state fatte, le opinioni dei cinofili Franco-Belgi e Inglesi divergono: tuttavia è ben vero che l’orecchio del Papillon è più consistente di quello del Phalène, ma, a parte questo, i due tipi sono esattamente sovrapponibili.
Il portamento dell’orecchio, quindi, è all’origine del nome: nel Papillon la lista bianca disegna il corpo di una farfalla: le orecchie erette sono le sue ali dispiegate; nel Phalène la lista bianca disegna il corpo di una farfalla notturna le cui ali, le orecchie cadenti,sono ripiegate su sé stesse.
Con l’inizio della cinofilia ufficiale agli albori del 1900, soggetti appartenenti alle due varietà partecipano alle prime esposizioni canine e, dopo il 1914 iniziano le iscrizioni al Libro Origini Belga.

Ma il nuovo Secolo nasce ricco di grandi entusiasmi per tutto ciò che è nuovo e à la mode, cosicchè, lentamente, il grazioso ed antico Phalène, cede il passo al prepotente avanzare dell’accattivante e sfrontato Papillon.
Nel 1925 viene pubblicato il primo studio completo sulla razza a cura di M.eur Houtard sulla rivista Chasse et Pêche a Bruxelles.

Nel 1922 la coppia formata da "Gamin" (Papillon) e "Lily" (Phalène) diedero discendenti di grande qualità e furono la base dell'allevamento Belga; per quanto è dato sapere i discendenti per la maggior parte ad orecchie erette meritarono più di 30 CAC. Tra loro ricordiamo i famosi "Marouf" e "Pompon“.(fonte Hisoir de l'Epagneul Nain Continental di Mme R.G. De Rouck, 1970.: Bulletin Suisse du Papillon et Phalène 2001)
La razza, a questo punto, ha già suscitato un grande interesse in Inghilterra tanto che, nel 1925, nasce The Papillon Club. Nel 1926, il Kennel Club Inglese registra la prima importazione di soggetti provenienti dall’allevamento belga Gamin de Flandre situato nei dintorni di Saint Gilles (Bruxelles), ad opera di Mrs.Cooper che, in Inghilterra, farà derivare da questa linea di sangue i suoi soggetti con l'affisso De Flandre  (De Fournes)  e " de Veurne" appartenuto a  Miss Elldread .

Madame Cooper era un'eccellente cliente per i piccoli allevatori di Bruxelles e dintorni poichè acquistava i migliori soggetti che faceva passare alla dogana nascondendoli nel suo manicotto.
Stimolati dall’interesse dei cinofili Inglesi che arrivavano a mettere in dubbio l’origine continentale della razza, gli amatori belgi decisero di riunirsi nel 1933 sotto la bandiera del Club de L’Epagneul Nain Continental che si prefiggeva il compito di preservare e custodire non solo i più rappresentati Papillons ma anche i più antichi e sempre più preziosi e rari Phalènes.
E’ utile a questo punto ricordare che le Fiandre costituiscono oramai una regione geopoliticamente condivisa da Francia e Belgio: è per questo che la Société Saint Hubert Belga e la Société Centrale Canine Francese decidono di organizzare nel Novembre del 1934 a Lille un congresso per fare il punto sulla situazione della razza.
I migliori specialisti Belgi e Francesi esaminarono in quell’occasione una decina di soggetti che godevano dell’apprezzamento generale, appartenenti ad allevatori della regione di Bruxelles, oltre a numerosi ed antichi dipinti di Maestri Europei.

La decisione finale fu che il tipo ideale figurava in una tela dipinta da Tiziano Vecellio nel 1542: Il ritratto di Clarissa Strozzi oggi conservato al Museo di Berlino

Il dipinto raffigura una giovanetta bionda con un piccolo cane bianco-arancio con una caratteristica maschera divisa dalla lista bianca, con orecchie cadenti ben frangiate, d’aspetto elegante, con un muso sottile che, non essendo troppo appuntito, conserva una discreta quadratura.

Questo tipo è quello che ancora oggi viene indicato come Tipo Vecellio.
Ed è proprio questo piccolo cane immortalato dal Grande Maestro Italiano che servirà da base alla redazione dello Standard ufficiale dell’Epagneul Nano
Continentale, Standard che verrà ufficialmente riconosciuto dalla F.C.I. nel 1937.
E’ curioso notare come il tipo a orecchie cadenti, Phalène, sia servito come modello proprio nel momento in cui la varietà ad orecchie erette, Papillon attraversava un momento di grande successo.
Ma se la razza passa pressoché indenne attraverso il primo conflitto mondiale, il secondo le assesta un duro colpo.
Solo una dozzina di Affissi sopravvivono, secondo i vieux connaîsseurs i migliori: citiamo De Comaug e Château de Seilles.
Dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, la razza ha conosciuto una fase di lenta ma costante ascesa ad opera di allevatori attenti al tipo ed al recupero delle antiche linee di sangue: se nei paesi di origine e in Olanda vi è stato grande rigore nell’uniformarsi il più possibile allo standard (soprattutto per quanto attiene a qualità del pelo, colori, peso e altezza), nel Regno Unito ed in Svezia i soggetti tendono ad essere più grandi e non viene sempre ricercato il bicolore puro, soprattutto il bianco-arancio ed il tricolore vero.
E’ interessante rilevare che questi Allevatori, nell’intento di ottenere frange più lunghe ed abbondanti, hanno favorito la selezione di mantelli bianchi e neri e bianchi e Sable o Zibellino (si definisce così il pelo di color arancio più o meno intenso con estremità nera), trascurando il bianco-arancio fino a farlo quasi scomparire.
Infatti il bianco-arancio è un carattere genetico recessivo nei confronti del bianco e nero, bianco-sable e del tricolore vero (si definisce tricolore vero il mantello bianco con macchie nere, maschera nera e focature sopra gli occhi, alle guance ed all’interno delle orecchie).
D’altro canto la scarsità di soggetti tricolore è giustificata dal fatto che quest’ultimo è, a sua volta, carattere recessivo rispetto al bianco e nero.
Per quanto concerne il portamento delle orecchie, sembra verosimile invocare una trasmissione genetica multifattoriale.
Sembra accertato che l’orecchio pendente si comporta come carattere recessivo rispetto all’orecchio eretto. D’altro canto la comparsa di forme intermedie di portamento dell’orecchio, ad esempio semi-pendente o eretto con punta ricadente, quando siano accoppiati Phalène e Papillon, costituisce una prova della multifattorialità.Per questi motivi è più che lecito teorizzare una dominanza genetica multifattoriale per l’orecchio eretto.
Di fatto ipotizzando un Modello squisitamente genetico, l’ideale più vicino al Tipo Vecellio è costituito dal Phalène a mantello bianco-arancio.
L’esigenza di curare di più il colore e la maschera si è fatta a tal punto sentire da parte degli allevatori del Continente, che, ad esempio, il Club di razza Francese raccomandava qualche anno fà di privilegiare, in sede di giudizio, la divisione della maschera (quindi la presenza della lista bianca), i bicolore puri, e i tricolore veri.
Ma vi è ancora spazio nel nostro frenetico e tecnologico mondo per gli antichi Epagneuls?
Secondo noi la risposta è certamente affermativa poichè chi si accosterà a questa razza scoprirà con piacere quanto questi piccoli cani sappiano essere compagni vivaci e gioiosi ma mai invadenti.
Il pelo lungo e mosso non è eccessivamente gonfio nè abbondante; privo di sottopelo, resta in ordine con una buona spazzolata anche dopo una lunga passeggiata in campagna, poichè l’Epagneul sa essere anche un cane sportivo e passare disinvoltamente dal prato al tappeto adattandosi senza problemi a tutti gli ambienti e a tutti i climi.

Molto protettivo nei confronti del padrone e fiero nonostante la piccola mole, sa essere un buon guardiano e un eccellente compagno di giochi per i bambini, anche se i cuccioli possono essere troppo fragili per i bimbi molto piccoli.
Non pone in genere problemi di coabitazione con altri animali domestici, e non gli si riconoscono particolari difficoltà di allevamento: le monte sono naturali, le nascite facili e la prolificità normale. Come nella maggioranza dei cani di piccola mole, i denti necessitano di detartrasi abbastanza frequenti.
E’ un cane piuttosto longevo e non sono rari i soggetti che raggiungono in buone condizioni i 15 o 16 anni.
Abbiamo descritto e seguito attraverso i secoli la lunga storia di un piccolo cane che può, a buon diritto, definirsi veramente Europeo e che ci pare possa affacciarsi con baldanza alle soglie del secondo Millennio. Il cittadino europeo del 2000 sarà, com’è ineluttabile, padrone della tecnica e dei numeri, immerso sempre di più nelle vicende incalzanti dell’economia e impegnato nella sfida col futuro, ma, proprio per questo, non potrà fare a meno di avere accanto a sè un piccolo compagno raffinato e di buon gusto, un amico affettuoso e vivace, elegante e malizioso che lo rallegrerà e lo solleverà dalle ambasce così come ha saputo fare in passato con i grandi Signori d'Europa.


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